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si legge makìa (blog a prova di imitazioni)
Siamo già in campagna elettorale
post pubblicato in Makia talent scout, il 25 gennaio 2008


Attenti che qui ci fregano tutti gli slogan.
E Diderot è un genio.


Teresa

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permalink | inviato da makia il 25/1/2008 alle 21:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa
A proposito di corridoio degli applausi, quella Sinistra e l' arcobaleno, no scusate, ma meriteresti schiaffi
post pubblicato in Makia talent scout, il 5 dicembre 2007


E visto che qui siamo amanti delle vignette, stasera va in onda
quel genio che ha portato a Bergamo i tre Magi.



Teresa

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permalink | inviato da makia il 5/12/2007 alle 22:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
La Vergine Delle Docce
post pubblicato in Makia talent scout, il 27 novembre 2007


Un vero quadretto rinascimental-kremliniano, quello della cena natalizia della Grande Famiglia Milan.
Fidel Confalonieri non scherzava, quando diceva che Silvio gli ricordava Lenin. Che manco i comunisti piu' duri e trinariciuti, c'avevano sto' culto della personalita'.

"Il presidente Berlusconi li ha salutati e baciati tutti, i suoi giocatori. Nessuno escluso."

Si, e quando tornate a casa, date un bacio ai bimbi e dite che questo e' il bacio del Papa. Ah no, scusate, mi sono confuso con l'altro, sapete com'e' col tipo.

Apprendiamo anche che allieta la serata, oltre che l'impresentabile Laura Pausini, anche Caroline Celico in Kaka', meglio conosciuta come La Vergine delle Docce. (E Clarence Seedorf, lo sappiamo per i suoi trascorsi, e' il Signore delle Docce, ma non divaghiamo).

E che "il menu è stato il seguente: Timballino di riso venere con scampi, gamberi e astice alla catalana; Ravioli neri mantecati con pomodorini, melanzane e basilico; Filetto di Chianina su letto di carciofi e patate, salsa di Parmigiano e tartufo nero; Terrina al croccante con fragole, lamponi e coulis di frutti rossi. Durante la cena gli oltre 600 ospiti hanno apprezzato i gemelli ai polsi di Adriano Galliani, accolto al Palazzo del Ghiaccio al suo arrivo dal responsabile del marketing rossonero, Laura Masi: raffiguravano una Coppa dei Campioni con il numero 7 rosso sul polsino sinistro e il numero 7 nero sul polsino destro."

Non basta. dopo una panoramica sugli invitati e sul canta che ti passa, scopriamo pure che e' stata una

"Festa eccellente e calda, una festa milanista, a conferma del fatto che il Milan è una grande azienda con il calore della grande famiglia. E' per questo che vince tanto, sempre e comunque? Si vedrà. Intanto complimenti, davvero una grande festa, caro vecchio Milan!

Tutto questo è Milan."

Sara', comunque smettetela di ridere: Vincera' tanto, sempre e comunque, ma a -36 e -11(per ora), e ovunque, purche' non a Vienna, Istanbul e Tokyo, dove in 17 anni post-Sacchi han perso 5 finali a fronte delle 3 vinte per caso.




jaisalmer
Ecco l' uno-due sul rugby di Jaisalmer. Per gli amici Ja
post pubblicato in Makia talent scout, il 23 ottobre 2007


 Perché il rugby è uno sport meraviglioso/1 - tifosi

Immaginatevi una finale mondiale, dopo un estenuante mese di partite e allenamenti, allenamenti e partite. Facciamo pure che a incontrarsi siano due squadre, le stesse che si sono giocate la finale fino all'ultimo minuto di recupero quattro anni prima. E che le stesse siano due squadre che, mascherando i propri difetti e utilizzando al meglio i propri punti di forza, abbiano fatto fuori tre delle favorite per la vittoria finale nonché la squadra rivelazione del torneo.

Una finale mondiale, dicevamo, mica pizza e fichi. Tesa, nervosa, maschia e difensiva ,giocata sui calci piazzati dove la fanno da padrone due giocatori che fanno apparire David Beckham o Antonio Gilardino, per dire, due fighette esangui. E' in vantaggio la squadra dei verdi 9-3, mancano una dozzina di minuti alla fine della partita.
La squadra dei bianchi con una gran azione degli avanti mette in alto una cavalcata di finte e forza d'urto che permette a Mark Cueto, l'ala che sostituisce uno degli eroi della semifinale che segnò una meta quasi identica, di compiere l'ultimo balzo in meta vanamente contrastato in tackle da Danie Russouw. Meta, che porta 5 punti più due di trasformazione, e relativo vantaggio, i bianchi festeggiano. Un arbitro di linea zelante, pero' nota che nel salto in meta un pelo della caviglia di Cueto era oltre la linea. L'arbitro di campo, prima di convalidare, chiede all'arbitro moviolista in tribuna di controllare. Passano quattro minuti interminabili in campo mentre rivedono la meta da ogni angolazione.
Arriva il responso: niente meta, il piede e' in millimetrico fallo laterale. I bianchi increduli per un secondo, poi riprendono a giocare. La partita continua esattamente come prima, tesa, nervosa, maschia e difensiva, tra punizioni ed errori. Finisce 15-6 per i verdi, Sudafricani ancora campioni dodici anni dopo, Inglesi delusi ma giustamente orgogliosi, perché son arrivati a giocarsela fino all'ultimo minuto per diventare la prima nazione a vincere due volte consecutive il trofeo Webb Ellis. E con quella quasi meta, annullata per un pelo.


A fine partita, credete abbiano recriminato, e vivisezionato la partita parlando delle decisioni arbitrali? Macché, cose che succedono, gli altri han meritato
(e affoghiamoci nella birra, che é meglio ).
Qualcuno una volta disse che il rugby è uno sport da zoticoni giocato da gentiluomini, e il calcio uno sport da gentiluomini giocato da zoticoni. Se lo confrontiamo col calcio, soprattutto italiano, di oggi, verrebbe da dire che il rugby e' uno sport da uomini giocato da duri gentiluomini, e commentato da ex duri gentiluomini, e il calcio uno sport da bestie giocato da signorine che svaniscono in campo a ogni contatto fisico. E visto e commentato da gente che parla di tutto, dall'arbitro ai gesti in campo, tranne che di sport.


Perché il rugby è uno sport meraviglioso/2 - tifose

Per questo e altro .



Jaisalmer

Ivory Towers
post pubblicato in Makia talent scout, il 29 settembre 2007


 Ivory Towers/1

Per un capriccio del caso, del destino, di Jahvé, di Dio, Allah o chi gioca a dadi col mondo, nello stesso giorno si sono venuti a commemorare due eventi diversissimi come il colpo di stato in Cile del 1973 e l'attacco alle torri gemelle del 2001. Commemorare? Va be', dico troppo.  Diciamo che in questi giorni se ne parla un po' di più, e tra pochi giorni non se ne parlerà più. E via con lo speciale su un mezzo di comunicazione e l'altro, l'intervista al tale e al talaltro. Bene, mi sta bene. Che il primo evento sia avvenuto quando ero ancora un po' al di la' di nascere e imparare a leggere e che il secondo l'abbia visto per puro caso in contemporanea, è un dettaglio. Ciò che mi colpisce è che sono due facce della stessa medaglia, che per uno strano caso sono capitate nello stesso giorno. Ricordate la retorica sul mondo che non sarebbe stato più lo stesso, e via sviolinando? Tutte balle. Il mondo è rimasto lo stesso, cambia sempre per non cambiare, con risultati imprevedibili. Il mondo non è cambiato dopo l'attacco alla Casa Bianca di Santiago, con il suicidio del presidente Salvador Allende. Il mondo non è cambiato dopo il crollo delle torri. E, siccome la storia non si fa con i se e i ma, non ha senso chiedersi che sarebbe successo se Pinochet quel giorno fosse andato a pesca o i quattro voli della United Airlines e dell'American Airlines si fossero schiantati contro gli ennesimi placidi piccioni anzichè contro un prato e qualche fabbricato di cemento e metallo. Succede, semplicemente. Il terrorismo, sport in cui mezza umanità eccelle, è sempre esistito, anche nei cosiddetti momenti più alti dell'umanità, e volendo lasciar perdere la rivoluzione francese basta dare un'occhiatina qua' e la' a tutta la prima metà del Novecento. Mi secca quindi tutta questa retorica del mondo che è cambiato: l'11 settembre 1973 e l'11 settembre 2001 sono due tragedie dimenticate, come tante altre. Ma come ho detto, sono due facce della stessa medaglia, e questa affermazione merita di essere argomentata.

Ivory Towers/2

Ora vi racconterò una storia. L'arco di un quinquennio della storia umana, vent'anni dopo la fine della seconda guerra mondiale. Il mondo era diviso in blocchi, ed entrambi erano guidati da paesi che si definivano guide del mondo libero, giocavano a Risiko planetario e additavano l'altro come impero del male. Entrambi i paesi erano nati da rivoluzioni, il primo duecento anni addietro, quasi allo stesso tempo della rivoluzione francese. Il secondo neanche sessant'anni prima, sulle rovine di un paese sconvolto dalla prima guerra mondiale. Entrambi erano cresciuti, e il secondo conflitto mondiale li aveva consacrati nuove superpotenze mondiali, che rivaleggiavano nella corsa agli armamenti e nell'estensione della sfera di influenza. Il primo era basato sul libero mercato e su una pluralità di partiti, il secondo sull'economia pianificata e sul predominio di un solo partito. Dopo vent'anni di egemonia, in entrambi i paesi, e nei paesi sotto la loro sfera di influenza, tante insoddisfazioni covavano, soprattutto nelle nuove generazioni, che volevano una società più libera e giusta. Queste insoddisfazioni sfogiarono in grandi movimenti collettivi a partire dal 1968, con le manifestazioni studentesche partite da Berkeley, dal Maggio francese e dalla Primavera di Praga. Per giorni e mesi, giovani e meno giovani discussero come riformare il sistema, e liberarsi delle vecchie zavorre. Discussero e crearono musica, sostenevano il libero amore e la libertà di manifestazione. A poco a poco, in Occidente le manifestazioni scemarono, anche se la loro influenza si protrasse per molti anni a venire. La Primavera di Praga soffocò nella culla, sotto i diktat di Mosca, e ridivenne rapidamente l'inverno del rogo di Jan Palach. In quegli stessi anni, in Cile arrivava attraverso libere elezioni alla carica di presidente un uomo mite, occhialuto e compito, che non aveva mai impugnato un'arma in vita sua. Quell'uomo si chiamava Salvador Allende, ed era un rivoluzionario e sognatore. Era socialista, ma credeva che il socialismo potesse compiersi pacificamente all'interno dello Stato borghese, attraverso le sue istituzioni, i suoi riti e la sua legalità. A differenza di Lenin e Trotsky, e di Castro, pensava che il sistema si potesse riformare dal governo, anche senza avere il potere. La sua illusione si infranse in un pomeriggio di settembre, sotto i colpi dell'offensiva di due generali con agganci americani, Javier Pàlacio e Augùsto Pinochet. Credeva nelle istituzioni e nel Parlamento, e anche queste lo abbandonarono una dietro l'altra. Alla fine del pomeriggio, arrivarono alla sua residenza, e l'uomo mite era solo, con a fianco solo un giornalista e un mitra regalatogli da Fidel Castro. Quando arrivarono nella sua stanza, forse si uccise, forse fu ucciso, non è importante. Quel che è importante è che il suo corpo morto fu vilipeso anche dopo la morte dai vincitori, e che per il corpo morente della società cilena, e non solo in quella, incominciavano quelli che sarebbero stati vent'anni di feroce dittatura. Questa è una piccola storia, che mette insieme eventi tanto complessi, senza tentare di spiegarli. Ma la morale della storia è non importa se l'attacco a una società che si vuole libera e giusta venga da destra o da sinistra, importa che resti la libertà di parola e di dissenso. E' questa la ragione per cui il primo grande paese è uscito vincitore dalla storia del secolo scorso, malgrado le sue contraddizioni, mentre il secondo si è dissolto sotto il peso immane delle sue proprie contraddizioni, delle quali aveva preso coscienza quando era ormai troppo tardi.

P.S. Quell'undici settembre, un gruppo cileno si trovava in Italia al momento del corpo di stato, e ci sarebbe rimasto per anni. Qualche tempo dopo, uscì un disco con una canzone che sarebbe diventata famosa, El Pueblo Unido Jamàs Serà Vencido, il gruppo sarebbe diventato di culto e la canzone sarebbe entrata nel repertorio di canti di protesta. La canzone originaria degli Inti-Illimani, anche se suggestiva, non era un granché, ma ascoltate la versione che ne da' Giovanni Mirabassi in Dal Vivo o Avanti! E capirete come il jazz trasformi certe cose.


Jaisalmer
Veltroni, il pezzo che mancava
post pubblicato in Makia talent scout, il 25 settembre 2007


Letto via l_antonio.

Due giorni sono passati dalla chiusura delle liste per le candidature
in Campania e siamo al regolamento di conti.
Il segretario regionale dei Ds, Enzo Amendola, fassiniano, rinuncia
al posto in lista. Troppe primedonne, questo Pd sembra l' Arca di Noè.
Ecco, allora vi avviso, non fate i furbi, i minolli ci sono già.
E pure i rostocchi.



Teresa
Sempre per quel mio vizietto...
post pubblicato in Makia talent scout, il 12 settembre 2007


... di andare girovagando per post che mi piacciono, oggi
su Makia Talent Scout ci va L_Antonio.


E poichè oggi faccio il double, beccatevi pure le Jazzyfatnastees
che ho scoperto ieri sera, anche se Hurricane l' avevo già visto
due volte


Teresa
Voi non lo sapete, ma a noi i Turigliatto e i Manzione ci fanno un baffo
post pubblicato in Makia talent scout, il 13 luglio 2007


Sottotitolo : come è comodo governare con questa legge elettorale
quando non si hanno i numeri.

Ora, qui ci sarebbe stata la solita vignetta di Staino, e invece no,
meraviglia delle meraviglie, oggi mandiamo in onda jaime, perchè
se proprio non lo sapeste, fare il vignettista non è mica da tutti.


Colonna sonora : per Ivan 

free music


Teresa
Signori, la Politica
post pubblicato in Makia talent scout, il 3 luglio 2007


Sempre su Makia talent scout, il primo blog network che ti scopre
o ti copre se vuoi proteggere il tuo anonimato.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di un politico napoletano.


Sul Partito Democratico

Vorrei collegarmi alla riflessione in corso sul Partito democratico, in particolare dopo la discesa in campo di Veltroni.

Prima di tutto bisognerebbe con onestà intellettuale riconoscere che la decisione dei due partiti DS e Dl di sciogliersi per dare origine ad un partito nuovo attraverso il coinvolgimento diretto di coloro che si vogliono riconoscere nel progetto politico rappresenta un’iniziativa di assoluto valore storico e democratico, che antepone agli interessi particolari il bene del Paese.

Secondo, la decisione di Veltroni e il suo discorso restituiscono al progetto del partito democratico visione programmatica, motivazione alla partecipazione e elementi di umanità e rispetto per l’avversario.

Terzo, è fondamentale comunque che le primarie del 14 ottobre vedano una competizioni tra più possibili segretari caratterizzati però da piattaforme programmatiche e obiettivi distinti in modo che le primarie siano un reale momento di discussione riflessione e democratica partecipazione

Quarto la nascita di un forte partito democratico può essere anche l’occasione per riequilibrare i rapporti di forza all’interno del Governo attribuendo allo stesso maggiore efficacia e chiarezza di obiettivi.

In ultimo è sperabile che anche nel centro destra si avvii un’iniziativa di ricomposizione e unificazione che ponga anche la riflessione sulla leadership di Berlusconi, attualmente plebiscitaria, ma al tempo stesso non adeguata ad un Paese che si vuole porre come protagonista sullo scenario europeo e mondiale.


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permalink | inviato da Teresa il 3/7/2007 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (10) | Versione per la stampa
Oggi, per voi, su tele Makia va in onda CarloZ
post pubblicato in Makia talent scout, il 26 giugno 2007


Trentotto anni, napoletano, laureato in economia, si occupa
di tutela ambientale,  ci ha scritto di sì, e noi lo pubblichiamo
con piacere.
Dicci di sì.

Un bagno nella discarica      di CarloZ

Il mio primo bagno della prima estate dell’era del riscaldamento globale l’ho fatto in una discarica, a Via Napoli. Verso Pozzuoli. Completamente ristrutturata solo pochi anni fa, con una bella distesa di sanpietrini di pietra vulcanica e un marciapiede alberato con tanto di parapetto che da' sulla scogliera e sul golfo di Pozzuoli, doveva essere il percorso del recupero verso il Rione Terra. Un nastro di strada straordinariamente bello lungo la costa, punteggiato da ville liberty e chiuso a destra da un alto costone di roccia che messo altrove si sarebbe chiamato Camargue.
Qui è diventato a poco a poco una discarica.
Se un folle avesse deciso di mandarci i camion delle ecoballe a scaricare sugli scogli avremmo assistito a picchetti, minacce, sollevamenti di popolo, rivolte e sacrifici umani. Invece così, poco a poco, è diventato una discarica spontanea, resa pericolosissima dal caldo impietoso e innaturale di questi giorni.
Il caldo innaturale del global warming.
I media danno grande risalto al cambiamento climatico, e i quaranta gradi di oggi sono colpa dell’effetto serra. L’anno scorso ne facevano solo trentanove ed anche se era l’estate più calda degli ultimi diecimila anni si trattava sempre di fenomeni "tutto sommato normali".
Invece quest’anno siamo ufficialmente entrati nel primo anno dell’era del Global Warming. I catastrofisti dicono che si approssima la fine, che l’evoluzione umana ha scollinato e inizia la parabola discendente. Dalla nascita del Cristo in poi gli anni si sono contati azzerando il contatore, e verso l'infinto. Gli anni dell'era Cristiana. Da oggi in poi pare che si debbano contare dal 2007 a ritroso, fino al termine. E non un anno alla volta, perchè secondo calcoli complessi, ogni anno consumiamo le risorse che servirebbero per 40 o 100 di normale utilizzo, della massima capacità di carico del pianeta ecc.
Non mi addentro in questi calcoli tecnici, anche perché col caldo mi fa male la testa. Ero venuto per un bagno di mare e mi trovo invece di aver fatto un tuffo nella munnezza arroventata dal sole bianco, lattiginoso, denso.
Anche la pietra nera degli scogli non è risparmiata.
Verso lo Zenith già sale un odore dolciastro che rimane impastato nelle narici e non va più via. E’ la munnezza che cuoce, che odora di carne morta, di alimenti scaduti, di medicinali, di qualsiasi schifezza consumista e non consumata. Mi ritorna tutto in gola eppure non mi sento in diritto di vomitare, perché di tornare a vivere qui l’ho scelto io. Ho vissuto 4 anni in una grande capitale europea con 2 termovalorizzatori appena fuori il centro cittadino; con un sistema di raccolta differenziata ultratecnologico in cui il cittadino non deve far niente; solo buttare il proprio sacchetto in una botola appena sporgente dal marciapiede. A tutto pensa un sistema di tubi che scorre sotto la strada; a risucchio, galleggiamento, raccolta sotterranea e stoccaggio finale in grandi cassoni posti strategicamente in luoghi appartati, dove saranno raccolti da camion che non bloccheranno mai il traffico per ore ed ore.
Tutto sottoterra, tutta la munnezza scorre in canali sotterranei; fuori hai solo una piccola botola dove gettare i sacchetti.
Penso a quel film del Dogma, Festen. Penso alla descrizione dell’ipocrisia tipica della borghesia mitteleuropea che vuole tutto nascosto sotto il tappeto, anche le peggiori porcate. Davanti a questa montagna di sacchette di munnezza confronto quell’ipocrisia con lo sfacciato esibizionismo mediterraneo che getta tuttio in piazza. I fatti della gente urlati nei vicoli contro le silenziose, cupe liti in famiglia narrate da Ibsen a Von Trier o da qualsiasi altro autore iperboreo.
Non c’è partita purtroppo; vince l'ipocrisa pulitina che però non ti uccide di puzza o di tumore.
Anche la munnezza gli Olandesi la tengono ben nascosta sotto un enorme tappeto di asfalto. Noi sinceramente mediterranei ci gettiamo incoscientemente i sacchetti in faccia come i bimbi che giocano con i cuscini; la mostriamo a tutti come i nostri panni stesi al sole.
Il sole, finalmente.
Troppo caldo per la resistenza umana ma non abbastanza per bruciare la munnezza come un enorme termovalorizzatore a cielo aperto. Forse in questo sperava la Commissione per i rifiuti? Che il sole del primo anno dell’era del riscaldamento globale fosse così intenso da bruciare i cumuli di immondizia disintegrandoli, senza spargimenti di gas tossici, di diossina?
Da solo non ce la fa.
E allora lo aiutano i cittadini, dando fuoco ai cassonetti e ai cumuli di immondizia urlando e saltandoci intorno come fosse un rito pagano: la danza della munnezza.

Ma il fuoco non è abbastanza forte, il sole non abbastanza caldo.
Così' l'aria si riempie di puzza. E di esalazioni brutte.
Ci vuole la scorza dura per resistere.
Come gli scarafaggi. Per sopravvivere avremmo bisogno della loro scorza dura esterna.
E allora ricordo quegli scenari postnucleari tracciati in piena guerra fredda, che ipotizzavano la sopravvivenza ad un olocausto atomico limitata ai soli ratti e scarafaggi.
E ne arrivano infatti, di scarafaggi a Napoli.
Le blatte germaniche per esempio, che l’effetto serra lo conoscono già da un pezzo. Da qualche anno arrivano sempre, ogni estate, qui dove non c’erano mai state perché non c’erano neanche le condizioni climatiche favorevoli. E neanche le montagne di spazzatura.
Le blatte germaniche vengono in vacanza a Napoli dove una volta tutto ciò che arrivava di germanico erano i turisti tedeschi di passaggio per Ischia, per le cure termali pagate dalla grande socialdemocrazia tedesca.
Arrivavano lenti e a gruppi, i turisti tedeschi delle terme; vecchi, senza braccia, senza gambe, seguivano una giovane guida con una cartellina blu alzata sopra la testa.
Invece le blatte arrivano velocissime per nascondersi sotto qualche pietra, sotto i tappeti.
Rossicce ed ovali.
Davvero schifose. Le blatte così schifo perché in fondo hanno caratteristiche umane.
Dure fuori e molli dentro e quando le schiacci con un piede fanno un rumore davvero di m***; fanno crack, e poi squash.
Gli uomini che nascono morbidi fuori invece, e dentro hanno le ossa dure che li mantengono dovrebbero restare così. Morbidi fuori, elastici, e robusti dentro, decisi.
Invece, passare anni in queste montagne di spazzatura sta trasformando tutti noi in scarafaggi; duri solo fuori, e mollicci dentro.



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permalink | inviato da Teresa il 26/6/2007 alle 16:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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